Studi
Frei 1900, pp. 48-50; Miltner 1931, coll. 745-746; Moretti 1957, nn. 790-795; Saglio 1969b, p. 1531; Bradley 1978, pp. 790 ss.; Kennell 1988, pp. 239-251; Bélis 1989, p. 751 e 759; Momigliano-Di Donato 1992, p. 385; Caldelli 1993, pp. 24-43; Fini 1994, pp. 91-94; Perassi 2002, pp. 48-50; Nervegna 2007, pp. 31 ss.; Pavlogiannis-Albanidis-Dimitriou 2009, p. 99; Scoditti 2009, p. 142; Power 2010, pp. 92, 95 e 96 n. 232.
ἐν δὲ τῇ Ῥώμῃ κατὰ τὸν αὐτὸν χρόνον ὁ Ἥλιος ἄλλα τε πολλὰ καὶ δεινὰ εἰργάσατο, καὶ Σουλπίκιον Καμερῖνον ἄνδρα τῶν πρώτων μετὰ τοῦ υἱέος ἀπέκτεινεν, ἐγκαλέσας σφίσιν ὅτι Πυθικοὶ ἐκ προγόνων ἐπικαλούμενοι οὐκ ἐπαύσαντο τὸ πρόσρημα τοῦτ’ἔχοντες, ἀλλ’ ἐς τὰς τοῦ Νέρωνος νίκας τὰς Πυθικὰς ἐκ τῆς ὁμωνυμίας ἠσέβουν.
Traduzione
Nello stesso periodo, a Roma, Elio, tra i diversi altri e orribili misfatti che commise, uccise Sulpicio Camerino, uno degli uomini maggiormente in vista, e insieme a lui suo figlio, accusandoli entrambi del fatto che non avevano rinunciato al titolo di “Pitico”, epiteto che proveniva dalla loro tradizione familiare, dimostrando così, nella loro volontà di mantenere tale titolo, un atteggiamento sacrilego nei confronti delle vittorie pitiche riportate da Nerone. (trad. A. Stroppa)
