Λακεδαιμόνιοι μέν, ἄριστοι Ἑλλήνων εἶναι δοκοῦντες, παρὰ Πολυδεύκους καὶ Κάστορος καρυατίζειν μαθόντες (ὀρχήσεως δὲ καὶ τοῦτο εἶδος,ἐν Καρύαις τῆς Λακωνικῆς διδασκόμενον) ἅπανταμετὰ Μουσῶν ποιοῦσιν, ἄχρι τοῦ πολεμεῖν πρὸςαὐλὸν καὶ ῥυθμὸν καὶ εὔτακτον ἔμβασιν τοῦ ποδός·καὶ τὸ πρῶτον σύνθημα Λακεδαιμονίοις πρὸς τὴνμάχην ὁ αὐλὸς ἐνδίδωσιν. τοιγαροῦν καὶ ἐκράτουνἁπάντων, μουσικῆς αὐτοῖς καὶ εὐρυθμίας ἡγουμένης. ἴδοις δ'ἂν νῦν ἔτι καὶ τοὺς ἐφήβους αὐτῶν οὐ μεῖον ὀρχεῖσθαι ἢ ὁπλομαχεῖν μανθάνοντας· ὅταν γὰρ ἀκροχειρισάμενοι καὶ παίσαντες καὶ παισθέντες ἐν τῷ μέρει παύσωνται, εἰς ὄρχησιν αὐτοῖς ἡ ἀγωνία τελευτᾷ, καὶ αὐλητὴς μὲν ἐν τῷ μέσῳ κάθηται ἐπαυλῶν καὶ κτυπῶν τῷ ποδί, οἱ δὲ κατὰ στοῖχον ἀλλήλοις ἑπόμενοι σχήματα παντοῖα ἐπιδείκνυνται πρὸς ῥυθμὸν ἐμβαίνοντες, ἄρτι μὲν πολεμικά, μετ' ὀλίγον δὲ χορευτικά, ἃ Διονύσῳ καὶ Ἀφροδίτῃ φίλα. τοιγαροῦν καὶ τὸ ᾆσμα ὃ μεταξὺ ὀρχούμενοι ᾄδουσιν Ἀφροδίτης ἐπίκλησίς ἐστιν καὶ Ἐρώτων, ὡς συγκωμάζοιεν αὐτοῖς καὶ συνορχοῖντο. καὶ θάτερον δὲ τῶν ᾀσμάτων – δύο γὰρ ᾄδεται – διδασκαλίαν ἔχει ὡς χρὴ ὀρχεῖσθαι. “Πόρρω” γάρ, φασίν, “ὦ παῖδες, πόδα μετάβατε καὶ κωμάξατε βέλτιον,” τουτέστιν ἄμεινον ὀρχήσασθε.  ὅμοια δὲ καὶ οἱ τὸν ὅρμον καλούμενον ὀρχούμενοι ποιοῦσιν. ὁ δὲ ὅρμος ὄρχησίς ἐστιν κοινὴ ἐφήβων τε καὶ παρθένων, παρ' ἕνα χορευόντων καὶ ὡς ἀληθῶς ὅρμῳ ἐοικότων· καὶ ἡγεῖται μὲν ὁ ἔφηβος τὰ νεανικὰ ὀρχούμενος καὶ ὅσοις ὕστερον ἐν πολέμῳ χρήσεται, ἡ παρθένος δὲ ἕπεται κοσμίως τὸ θῆλυ χορεύειν διδάσκουσα, ὡς εἶναι τὸν ὅρμον ἐκ σωφροσύνης καὶ ἀνδρείας πλεκόμενον. καὶ αἱ γυμνοπαιδίαι δὲ αὐτοῖς ὁμοίως ὄρχησίς ἐστιν.

 

 

Traduzione

Gli Spartani, che appaiono i migliori tra i Greci, avendo appreso da Polluce e Castore a ballare la cariatide (forma di danza anche questa, che s’insegna a Carie, in Laconia), fanno ogni cosa sotto la protezione delle Muse, fino al punto di combattere accompagnati dal suono dell’aulo, seguendo il ritmo e la cadenza ordinata della marcia: è l’aulo a dare agli Spartani il primo segnale della battaglia. Infatti vincevano contro tutti, poiché la musica e la regolarità del ritmo li guidava. Potresti anche ora vedere i loro efebi imparare a danzare non meno che a combattere in armi: quando smettono di lottare con le sole mani, di colpire e di essere a loro volta colpiti, la loro lotta termina con una danza; e un auleta sta seduto in mezzo a loro, accompagnandoli con la musica e battendo il ritmo con il piede, mentre essi, in fila uno dietro l’altro, formano, incedendo a ritmo, figure di ogni genere, ora guerresche, ora corali, gradite a Dioniso e ad Afrodite. Perciò anche il canto che eseguono mentre danzano è un’invocazione ad Afrodite e agli Amori, perché si uniscano alla festa e alla danza. Ed uno dei due canti – infatti sono due, i canti – contiene un’indicazione su come si deve danzare. “Avanti, fanciulli!”, dice infatti, “Fate avanzare il piede e tripudiate meglio”, cioè danzate in modo migliore. Similmente fanno anche coloro che danzano la cosiddetta “collana”. La collana è una danza comune di efebi e fanciulle, che danzano uno accanto all’altra e sembrano davvero una collana. E li guida l’efebo, danzando le danze adatte a giovani uomini, e ricorre ai movimenti utili poi nella guerra; poi segue la ragazza, che insegna come si danza in modo aggraziato, adatto al genere femminile, sicché la collana è un intreccio di moderazione e coraggio. E le Gimnopedie sono una danza simile a queste.