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Categoria: Testimonianze letterarie

Studi

Lafaye 1883; Gsell 1894; Hanslik 1949; Friedländer 1965; Caldelli 1993, p.128, cat. 11.

 

Principatum vero adeptus neque in senatu iactare dubitavit et patri se et fratri imperium dedisse, illos sibi reddidisse, neque in reducenda post divortium uxore edicere <re>vocatam eam in pulvinar suum. Adclamari etiam in amphitheatro epuli die libenter audiit: 'domino et dominae feliciter!' sed et Capitolino certamine cunctos ingenti consensu precantis, ut Palfurium Suram restitueret pulsum olim senatu ac tunc de oratoribus coronatum, nullo responso dignatus tacere tantum modo iussit voce praeconis.

 

Traduzione

Quando poi ebbe il principato, non esitò a vantarsi in senato che era stato lui a dare il potere al padre e al fratello, e che loro glielo avevano restituito; e neppure, nel riprendersi la moglie dopo aver divorziato da lei, a dichiarare ufficialmente che l'aveva richiamata nel suo letto sacro. Fu con piacere, poi, che nell'anfiteatro, un giorno in cui aveva luogo un banchetto pubblico, sentì l'acclamazione: "Felicità al Signore e alla Signora!". E poi ancora, durante il certame Capitolino, mentre tutti quanti unanimemente lo pregavano di riammettere nel Senato, donde tempo prima era stato cacciato, Palfurio Sura, che era appena stato incoronato vincitore del concorso di oratoria, egli non li degnò di nessuna risposta e si limitò a porre il silenzio per bocca del banditore. 

(trad. di P. Ramondetti)