Studi
Lafaye 1883; Caldelli 1993.
Di tibi (namque animas saepe exaudire minores
dicuntur) patriae bis terque exire senectae
annuerint fines. rata numina miseris astris,
60 templaque des habitesque domos. saepe annua pandas
limina, saepe novo Ianum lictore salutes,
saepe coronatis iteres quinquennia lustris.
qua mihi felices epulas mensaeque dedisti
sacra tuae, talis longo post tempore venit
65 lux mihi, Troianae qualis sub collibus Albae,
cum modo Germanas acies modo Daca sonantem
proelia Palladio tua me manus induit auro
Traduzione
Che gli dei ti concedano (si dice infatti che essi esaudiscano spesso i voti delle anime più umili) di oltrepassare due o tre volte i limiti della vecchiaia paterna. Possa tu inviare al cielo divinità da te designate, innalzare templi, abitando nella tua reggia. Possa tu aprire spesso la soglia di un anno nuovo, salutare più volte Giano con novelli littori e più volte ripetere attraverso i lustri i Giochi Quinquennali, recinti di corone. La luce del giorno in cui mi concedesti di partecipare al tuo felice banchetto e mi desti i sacri doni della tua mensa, tale venne a me dopo tanto tempo, quale quella in cui alle falde dei colli della troiana Alba, mentre cantavo ora le battaglie della Germania ora della Dacia, la tua mano cinse le mie tempie con l'oro di Pallade.
(trad. di A. Traglia e G. Aricò)