Studi

Caldelli 1993.

Quantum iam superis, Caesar, caeloque dedisti

  Si repetas et si creditor esse velis,  

Grandis in aetherio licet auctio fiat Olympo

  Coganturque dei vendere quidquid habent,

5    Conturbabit Atlans, et non erit uncia tota,

  Decidat tecum qua pater ipse deûm:

Pro Capitolinis quid enim tibi solvere templis,

  Quid pro Tarpeiae frondis honore potest?

Quid pro culminibus geminis matrona Tonantis?

  10   Pallada praetereo: res agit illa tuas.

Quid loquar Alciden Phoebumque piosque Laconas?

  Addita quid Latio Flavia templa polo?

Expectes et sustineas, Auguste, necesse est:

  Nam tibi quod solvat non habet arca Iovis.

 

Traduzione

Se tu, o Cesare, chiedessi la restituzione di tutto ciò che hai donato agli dei e al cielo e volessi essere creditore, anche se si facesse in cima all'Olimpo una grande vendita all'incanto e gli dei fossero costretti a vendere tutto ciò che hanno, il cielo fallirebbe e non si raccoglierebbe in tutto neppure la dodicesima parte della somma necessaria perché il padre degli dei potesse venire a un accordo con te. Come infatti potrebbe pagarti il tempio Capitolino, o l'onore del certame per la corona Tarpeia? E come potrebbe la moglie del tonante pagarti i due templi? Tralascio Pallade, perché questa dea cura i tuoi interessi. E che dire dei templi di Ercole, di Apollo, e dei pii Dioscuri? Che dire del tempio della gente Flavia, che si è aggiunto a tutti gli altri in onore degli dei latini? O Augusto, devi aspettare e aver pazienza: infatti lo scrigno di Giove non ha denaro sufficiente per pagarti.

(trad. di G. Norcio)