86 a.C.
Parallelepipedo collocato davanti al tempio di Apollo a Delfi su cui sono incise due epigrafi di cui la seguente è la prima.
Edizioni
SIG3 738; Pomtow 1918, p. 30 n. 52; FD III 3, 249; Guarducci 1929, p. 663; Robert 1938, p. 38; Pleket 1964-1969, n. 6; *Ferrandini Troisi 2000, p. 41.
Studi
Robert 1929, pp. 34 ss.; Wilhelm 1942, pp. 54-56; Daux 1943, n. 249; Lefkowitz-Fant 1992, p. 216 n. 306; Angeli Bernardini 1995b, p. 190; Ferrandini Troisi 2000, pp. 42-43; Weir 2004, pp. 43; 81; 109.
[Θε]ός. Τύχαν [ἀ]γαθ[ά]ν.
[ἄρχοντος Ἁβρ]ομάχου, μηνὸς Βουκατίου, βουλευόντων τὰν
π[ρ]ώταν [ἑξά]-
[μηνον Στρατ]άγου, Κλέωνος, Ἀντιφίλου, Δάμωνος· ἔδοξε τᾶι
πόλει τῶν
[Δελφῶν· ἐπει]δὴ Πολυγνώτα Σακράτους Θηβαία χοροψάλτρια
ἐνδαμήσασα ἐν Δελ-
[φοὺς ἐν ὧι και]ρῶι ἔδει συντελεῖσθαι τὸν ἀγῶνα τῶν ΙΕΙ Πυθίων
διὰ δὲ τὸν ἐνεστακότα
[πόλεμον οὐ συ]ντελειμένου τοῦ ἀγῶνος αὐθαμέ(ραν) ἀπάρξατο
καὶ ἐπέδωκε ἁμέραν, παρα
[κληθε]ῖσα δὲ ὑπό τε τῶν πολιτᾶν, ἀγωνίξατο ἐ-
[πὶ ἁ]μέρας τρεῖς καὶ εὐδοκίμησε μεγαλομερῶς ἀξίως τοῦ τε θεοῦ
[καὶ] τοῦ δάμου τοῦ Θεβαίων καὶ τᾶς ἁμετέρας πόλιος καὶ ἐστε
φανώσ[α]-
μεν αὐτὰν καὶ δραχ[μ]αῖς πεντακοσίαις· τύχ[αι ἀ]γ[αθ]ᾶι· ἐπαιν-
έσαι Πολυγνώταν Σωκράτους Θεβαίαν ἐπὶ τε τᾶι ποτὶ τὸν θεὸν
εὐσεβείᾳ κ[αὶ]
ὁσιότατι καὶ τᾷ περὶ τὸ ἐπιτάδευμα καὶ τὰν τέχναν προαιρέ<σε>ι·
δεδόσ[θαι]
δὲ αὐτᾷ καὶ ἐγγόνοις παρὰ τᾶς πόλιος ἁμῶν προξενίαν, προ
μαντείαν, προ[δι]-
κίαν, ἀσυλίαν, ἀτέλειαν, προεδρίαν ἐν τοῖς ἀγώνοις [ο]ἷς ἁ πόλις
τίθητι{θ[ητι]}
καὶ γᾶς καὶ οἰκίας ἔνκτησιν καὶ τἄλλα τίμια πάντα ὅσα καὶ
τοῖ<σ> ἄλλοις π[ρο]-
ξένοις καὶ εὐεργέταις τᾶις τᾶς πόλιος ὑπάρχει· καλέσαι δὲ αὐτὰν
καὶ ἐν τὸ π[ρυτα]-
νεῖον ἐπὶ τὰν κοινὰν ἑστίαν· παραστᾶσαι δὲ αὐτᾶι καὶ ἱερεῖον
θῦσαι τῶ[ι Ἀπόλ]λωνι.
Traduzione
Dio. Buona fortuna.
Sotto l’arcontato di Habromachos, nel mese di Boukatios, essendo buleuti nel primo semestre Stratagos, Kleonos, Antifilos, Damon; sembrò bene alla città di Delfi: poiché Polignota (figlia di) Sokrates, tebana, arpista, stabilitasi a Delfi nel periodo in cui doveva svolgersi l’agone dei Pythia, ma non svolgendosi l’agone a causa dell’inizio della guerra, nello stesso giorno tenne concerti e aggiunse un giorno, esortata poi dagli arconti e dai cittadini, si esibì per tre giorni e si fece onore magnificamente in modo degno del dio e del popolo di Tebe e della nostra città e la onorammo con una corona di cinquecento dracme. Con buona fortuna. Si lodi Polignota figlia di Socrates, tebana, per il rispetto verso il dio e per la religiosità e per la scelta relativa alla professione e all’arte; siano concessi a lei e ai suoi discendenti dalla nostra città la prossenia, la promanteia, il diritto di precedenza nei tribunali, il diritto all’immunità, la proedria negli agoni che la città organizza e il diritto di acquistare una terra e una casa e tutti gli altri diritti, quanti ne hanno anche gli altri prosseni e benefattori della città. Sia invitata anche nel pritaneo alla mensa comune; le sia anche data una vittima da sacrificare ad Apollo.
