I sec. a.C. ca.
Kos, da demolizioni nella zona del teatro. Base di marmo bianco.
Edizioni
Pantelidis 1887, pp. 75-76; ICos58; Merkelbach 1976, p. 144; *EV234.
Studi
Merkelbach 1976, pp. 143-146; Stephanes 1988, p. 86, n° 387; Hoghammar 1993, p. 133, (n° 451) n. 23; Bull. Épigr. 1994, p. 16, n° 48; Aspiotes 2006, p. 73, n° 260.
Φοίβωι καὶ Βάκχωι μ’ ἐπινίκιον ἴλαον αὐλοῖς,
οὔνομα καὶ τέχνην πατρὸς ἐνενκαμένου,
δῆμος ἐπέγραψεν Κώιων Διόνυσον, Ἀρίστων,
μάρτυρά σοι στεφάνων Ἑλλάδος εὐρυχόρου.
Vacat
5 ἀνφοτέρης ὀφιηβοσίης αὐλοῖσιν Ἀρίστων
Πυθοῖ κἠν Νεμέηι κλῶνας ἐρεψάμενος,
καὶ πίτυν ἐξ Ἰσθμοῖο Παλαίμονι πυκνὰ <λ>αλεῦσαν
ἀσπίδα τε ἐξ Ἄργους ἀντὶ Διὸς κοτίνων,
καὶ τὸν ἀπ’ οὐκ ἀγρίου Παναθηναίοισιν ἐλαίου
10 νειφόμενον δώροις κρωσσὸν ἐνενκάμενος,
χάλκεον ἁβροχίτωνα Θυώνης παῖδα με Βάκχον,
Δωρίδος ἐκ πάτρης ἄνθεμα δημοσίηι
Φοίβωι κἀμαυτῶι κεχαρισμένον εἵσατο τέχνης
ἣν πατρὸς ἐκ φιλίης αὔσαθ’ ὁμωνυμίης.
Θεοί.
Traduzione
In onore di Febo e Bacco, il popolo di Cos, Ariston, incise me (che sono) Dioniso, come premio della vittoria, benevolo con gli auloi, poiché il padre ti offrì il nome e l’arte, a testimone per te delle corone dell’Ellade dalle ampie contrade.
Ariston con gli auloi, coronato dei ramoscelli dell’una e dell’altra pianta di cui si cibano i serpenti, a Pito e a Nemea, e vinto il pino dell’Istmo che spesso parlò a Palemone, e lo scudo di Argo al posto dei rami dell’olivo selvatico di Zeus e alle Panatenee il vaso coperto (come di neve?) con i doni dell’olivo non selvatico, dalla dorica patria dedicò pubblicamente me, Bacco di bronzo dalla morbida tunica, figlio di Tiona, come dono votivo gradito a Febo e a me stesso, per l’arte che aveva ricevuto dalla cara omonimia con il padre.
Dei.