(fine III sec. a.C.)

Il decreto, ritrovato ad Acrefia, precede sulla stessa stele un analogo decreto di accettazione da parte di Aliarto (Ptoia 6). I due decreti furono probabilmente scritti dalla stessa mano che redasse i decreti di Orcomeno e Lebadea (Ptoia 8), che si susseguono su un'altra epigrafe. Le due steli frammentarie con i quattro decreti di accettazione sono conservati al Museo di Tebe.

Edizioni

Holleaux, BCH 16, 1892, p. 465, n. VIII; IG VII, 4143; Feyel 1942a, p. 139; Roesch 1982, p. 237; *IOropos 305; Acr. 5 in Manieri 2009.

Studi

Holleaux 1892, pp. 465-466; Feyel 1942a, pp.  134-140; Roesch 1982, p. 236-237; Manieri 2009, pp. 90-91.

[ἐν τῶι κοινῶι Βοι]ωτῶν· ἀναγρά[ψαι δὲ τοὺϛ πολεμάρχουϛ τόδε τὸ] 

[ψήφισμα ἐν τῶι ἱε]ρῶι τοῦ Ἀμφιερα[ου, καὶ ἐν τῶι ἱερῶι τοῦ Ἀπόλλωνοϛ τοῦ] 

[Πτωΐου· τὸ δὲ ἄλωμα τ]ὸ γενόμενον εἰϛ τ[ὴν ἀναγραφὴν τοῦ ψηφίσματοϛ]

[δοῦναι τὸν ταμί]αν τὸν προ{σ}άρχοντα [τὴν - - - - - - - - - - - τετράμηνον]. 

Traduzione

Nella confederazione dei Beoti: i polemarchi facciano esporre questo decreto nel tempio di Anfiarao e nel tempio di Apollo Ptoo; la spesa sostenuta per l'esposizione del decreto la paghi il tesoriere in carica (? precedente?) entro i quattro mesi successivi.